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27 aprile 2016

Dorothea Wierer su Playboy: svendere la reputazione per 5 denari

Si sa, gli sport minori danno poca visibilità. Anche se sei brava, bella e vincente. Sopratutto se hai iniziato a vincere da poco e non vedi l'ora di diventare famosa.
Qui il problema non è da poco, è un errore fatto anche da Tanya Cagnotto e non solo, finire su Playboy per qualche soldo e un poco di fama in più, temporanea per altro...
Tutte le atlete che poi pensano di fare chissà cosa grazie a questi servizi, ne parlano pentite e/o con fastidio nelle varie interviste in cui domande, più o meno piccanti vano a finire escursioni ... poco atletiche.

Il problema grosso è che ci si gioca un'immagine, pensando a scorciatoie. Che non ci sono.
Quale azienda rivolta alle famiglie si è affiancata ad atlete con un curriculum che non sia immacolato? Nessuna.
Parliamo di marchi importanti che sono tra i più ricchi al mondo... Ecco allora che forse aspettare o muoversi per avvicinare tali marchi sarebbe più redditizio. Certamente è faticoso.

C'è anche da chiedersi perchè le Federazioni non si muovano a tutelare se stesse e gli atleti che in modo a volte incosapevole vanno a rovinarsi la credibilità.
Dorothea non sarà la prima e neppure l'ultima, bisognerebbe però fare formazione sulla gestione di immagine agli stessi atleti in modo che le scelte, per quanto scellerate possano essere consapevoli.

In tutto questo una riflessione: la Vezzali finisce la sua carriera immensa, famosa, apprezzata e stimata... senza mai andare su alcuna rivista patinata... così per dire...

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