Articoli in Evidenza

30 dicembre 2015

#MonteBianco: Simone Moro avvicina il pubblico alla montagna

A fine hanno voglio parlare di una perla della televisione italiana.
La trasmissione di Rai Due "Monte Bianco", presentata da Simone Moro e Caterina Balivo.
La qualità del programma è stata elevata, ha permesso di avvicinare all'alpinismo e alla montagna anche chi non è un vero appassionato, ha spiegato quali siano le specialità da fare in montagna.
Come dice Moro in questa intervista non è stato il solito reality con veri o presunti VIP, ma un momento in cui si è fatta vedere la realtà di una disciplina, che può considerarsi sportiva o meno, ma che è comunque vicina ad esserlo.
Ha poi permesso la promozione di una regione come la Valle d'Aosta che certamente ha avuto modo di battere la concorrenza di regioni come il Trentino, grazie anche al dono di madre natura che le ha dato le 4 vette più alte d'Italia e tra le più alte d'Europa.

Il pregio è stato anche far capire che la montagna non è uno scherzo e che solo i fisici allenati possono fare cose grandiose, gli altri patiranno di più.
Concludo segnalando questo bellissimo articolo di uno dei concorrenti e finalisti, merita per la passione che ne esce fuori, non dico di chi solo per evitare che pregiudizi minino la lettura.

29 dicembre 2015

Gazzetta TV vicino alla chiusura ecco i perchè

Gazzetta Tv, è notizia di poche settimane fa, è vicino alla sospensione delle trasmissioni.
Il motivo è il solito, share basso.
La motivazione di tutto ciò è data da un disinteresse di tutto ciò che non è evento live.


Fin qui l'analisi cruda, ma proviamo a fare qualche domanda ulteriore.
Quale tipo di intrattenimento viene dato oltre al live?

In genere partite in replica, altrimenti programmi stranieri su campioni affermati del calcio, partite epiche del passato.
Cose che vengono messe in palinsesto ripetutamente e a orari diversi.
Se a tutto ciò si aggiungono attività in studio con analisi da bar dello sport, è abbastanza semplice capire che lo share non decolla.

A Gazzetta, o a chi deciderà di provarci nel settore della televisione sportiva, propongo di fare una informazione davvero formativa!
Mai nessuno ha fatto programmi su come funzionano le società sportive al loro interno, mai nessuno ha fatto analisi settimanali su marketing, l'economia e, dove sono presenti, l'andamento in borsa dei titoli legati allo sport ( società sportive o aziende legate allo sport).
Mai nessuno ha pensato di fare un programma sulle buone prassi etiche nel mondo che vedono lo sport protagonista, e neppure sugli esempi di guerrilla marketing legati allo sport... e sarebbero divertenti da far vedere e spiegare.

Lo sport è visto sempre come qualcosa di noioso oltre al campo e gli editori risultano con una visione omologata e assai datata. Se non si cambia l'oblio non è solo per Gazzetta Tv, ma anche per le gemelle presenti sul digitale o che decidano di arrivare in futuro.

23 dicembre 2015

Dorothea Wierer: un'atleta da sfruttare per promuovere il biathlon

Giovane, bella e vincente! Le tre caratteristiche d'oro per le atlete di successo mediatico.
Il problema in Italia è che se non sei di uno sport importante non vieni notata.
A meno che  non si sia la fidanzata di qualche personaggio famoso o si decida di fare il solito banalissimo nudo... magari a calendario.

Ecco, un'atleta che invece può aspirare a qualcosa di meglio pur essendo bella, giovane e vincente: è Dorothea Wierer, campionessa di biathlon.
In Italia non è uno sport famoso, ma proprio grazie a lei si potrebbe farne un nuovo sport nazionale.
Conta molto la FISI, la volontà di trovarle aziende capaci di sfruttarne l'immagine, come già il biathlon americano fa... con aziende italiane, ne abbiamo parlato proprio qui.

Come detto anche in un post precedente campioni di discipline poco famose possono essere vere e proprie occasioni per sponsor in cerca di immagine sportiva vincente a basso costo.
Magari si può pianificare come rendere il proprio sportivo di riferimento un nuovo personaggio.
Sfruttando l'immagine di una atleta di questo tipo, facendola partecipare a promozioni in giro per il territorio e... a qualche programma nazionale.
State pur certi che non passerà inosservata.

22 dicembre 2015

Intervista all'Avv. Federica Ongaro sullo stato dello sport italiano

Siamo riusciti a intervistare una nostra collega che lavora a SBM e che ha firmato per loro numerosi articoli molto interessanti: Federica Ongaro. Di lei trovate in calce una breve biografia e da oggi trovate anche il link del suo blog personale nella sezione apposita. Andate a visitare e vedere le cose interessanti che scrive!




Parlando di legge e di sport viene subito in mente l’attualità ed i problemi che ha riscontrato la FIDAL di cui il blog ha già parlato, cosa puoi dirci di più?

Il tema “doping” è sempre molto delicato e quindi è sempre opportuno affrontarlo con la massima obiettività e terzietà.
La vicenda in cui è stata coinvolta la FIDAL con i suoi atleti pare essere il risultato, come d’altronde segnalato anche dal Presidente del CONI Malagò, di un mero anche se grave impasse  burocratico – tecnologico degli uffici delle Procura Antidoping che mi auguro possa essere sbrogliato e risolto celermente in favore degli atleti.

Ritengo sia infatti doveroso precisare che i deferimenti emessi (a mio avviso, come avviene sempre in questi casi, oltremodo enfatizzati mediaticamente a danno degli atleti) non concernono ipotesi di accertate assunzioni o possesso di sostanze vietate ma la presunta (ci tengo a sottolineare tale aggettivo) mancata reperibilità ai controlli da parte degli atleti.

D’altro canto,  stante la funzione che le è propria, la Procura non poteva esimersi dal fare luce sulla vicenda; la strada dalla stessa percorsa risulta infatti giustificabile se rapportata alla necessità di garantire la massima trasparenza (soprattutto per il futuro) sulle procedure di comunicazione a cui gli atleti e le rispettive FSN devono riportarsi nel rispetto delle normativa vigente. Il riferimento è in particolare alla  lettera c) della “Premessa” delle NSA (Norme Sportive Antidoping),  la quale prevede testualmente che la Nado Italia (ente nazionale al quale compete la massima autorità e responsabilità in materia di attuazione ed adozione del Programma Mondiale Antidoping WADA)   “esige, quale condizione per partecipare ai Giochi Olimpici ed ai Giochi Paralimpici che gli Atleti non regolarmente iscritti ad una FSN si rendano disponibili per il prelievo dei campioni biologici e forniscano regolarmente informazioni precise ed aggiornate sulla loro reperibilità nell’ambito del Gruppo registrato ai fini dei controlli (RTP) nel corso dell’anno precedente ai Giochi Olimpici ed ai Giochi Paralimpici” nonché all’art. 2.4 che individua le ipotesi di mancata reperibilità  (Violazione delle condizioni previste per gli Atleti che devono sottoporsi ai controlli fuori competizione, incluse la mancata presentazione di informazioni utili sulla reperibilità e la mancata esecuzione di test in base a quanto previsto dal D-CI. Ogni combinazione di tre mancati controlli e/o omesse comunicazioni entro un periodo di dodici mesi, accertata dalle Organizzazioni antidoping aventi giurisdizione sull’Atleta, costituirà violazione delle NSA.)

- le leggi sullo sport in italia sono all’avanguardia o siamo indietro su alcuni campi? quali?

Mi duole dirlo ma siamo davvero obsoleti e lacunosi al riguardo.

Nonostante l’importante  riforma sulla giustizia sportiva operata dal Coni ed a cui tutte le FSN affiliate si sono adeguate a decorrere dall’estate 2015, siamo sostanzialmente fermi.

La legislazione italiana  in tema di sport è nel suo complesso piuttosto datata e nei casi anche recenti in cui il legislatore è intervenuto, lo ha fatto per porre rimedio ai problemi essenzialmente lucrativi connessi al solo mondo del calcio. Si pensi a mero titolo esemplificativo ai famosi decreti salva calcio  dei primi anni 2000 relativi allo scudo fiscale (decreto legge 24 dicembre 2002 n. 282) o all’autonomia dell’ordinamento sportivo (decreto-legge 19 agosto 2003, n. 220) o da ultimo alla “legge sugli stadi” di cui alla Legge n. 147/2013.

Siamo in sostanza ben lontani da una disciplina organica ed unitaria come quella ad esempio adottata da tempo in Francia con l’emanazione di  leggi ordinarie ad hoc ed un vero e proprio codice (ndr Code du Sport)

La mancanza di una simile organicità e unitarietà si riflette in particolare nella disciplina del  rapporto di lavoro sportivo. La normativa di riferimento è risalente ai primi anni ’80 (Legge 23 marzo 1981 n. 91) nota come “legge sul professionismo sportivo” ) che, oltre ad essere ormai datata,  risulta strutturata sulla dicotomia professionismo – dilettantismo a cui il nostro ordinamento è ancorato purtroppo saldamente. L’art. 2 della leggae dispone infatti che “sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle Federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle Federazioni stesse con l’osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica”.

Esiste pertanto un elevato numero di tesserati (a titolo esemplificativo si richiamano gli atleti che praticano “professionalmente” lo sport della pallavolo, del rugby o del nuoto) che sebbene abbia fatto dell’attività sportiva un vero e proprio lavoro è ad oggi ancora inserito nell’alveo del dilettantismo” e, pertanto, escluso dall’ambito di applicazione di tale legge.

Nonostante la giurisprudenza, sia nazionale che europea, abbia da tempo riconosciuto l’attività svolta dai professionisti di fatto come attività lavorativa meritevole di tutela, ad oggi non sé ancora ottenuto un formale riscontro dal legislatore nazionale ordinario.

- hai scritto anche del st.pauli fc, squadra di calcio tedesca, e del suo acquisto dell’azienda che ne produce il merchandising pensi sia una strada percorribile anche in Italia?
può essere una via per le grandi o per le piccole squadre?

Credo che una simile strada possa essere perseguita in Italia; però, forse, la maggior parte delle realtà societarie sportive di massima serie non è per così dire culturalmente pronta. E’ infatti tendenzialmente ancora diffusa e radicata la pratica di affidare a terzi l'intera gestione del marchio mediante la cessione del marchio in licenza a società di outsourcing a fronte del versamento di  royalties proporzionali alle vendite effettuate.

Senza voler sembrare superficiale, il tema è in sostanza banalmente connesso alla forza del brand dei singoli club. Le realtà sportive minori il cui brand ha una forza meramente “domestica”   (sport diversi dal calcio e per lo più dilettantistici), per motivi di pura economicità, gestiscono già personalmente il proprio merchandising.

- cosa augureresti allo sport italiano per il 2016?

Da appassionata e tifosa sicuramente tante medaglie alle Olimpiadi di Rio. Un appuntamento importantissimo per lo sport italiano.

 Da giurista, un maggiore interesse da parte del legislatore italiano non solo al tema spinoso del rapporto di lavoro sportivo come sopra evidenziato ma maggiore attenzione anche allo sviluppo dello sport di base e dei nostri “vivai”  integrando il sistema scolastico nazionale, dal periodo della scuola dell’obbligo a quello universitario, nonché la pianificazione di importanti progetti di costruzione e di ristrutturazione dell’impiantistica sportiva (pertanto non solo calcistica) del territorio nazionale.


Avv. Federica Ongaro


Avv. Federica Ongaro, iscritta all'ordine degli Avvocati di Monza, comune in cui esercita con riferimento alle materie rientranti nell'ambito del diritto civile (tra cui in particolare responsabilità civile, recupero crediti, esecuzioni, fallimenti, famiglia e lavoro) e del diritto sportivo (assistenza ad atleti e ad associazioni/società sportive)E' membro del comitato di redazione ed autrice del sito specializzato www.sportbusinessmanagement.it., socia AIAS (Associazione Italiana Avvocati Sport),  membro del comitato scientifico AICAS (Associazione Italiana Commercialisti Azienda Sport). Oltre ai svariati articoli di approfondimento nella materia del diritto sportivo, nel 2015 ha collaborato con la Associazione Italiana Avvocati dello Sport alla redazione della seconda edizione de "La Giustizia Sportiva" formando e firmando il capitolo dedicato al sistema di giustizia sportiva in seno alla FIVB (Fédération Internationale de Volleyball).Laureatasi in giurisprudenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha svolto la pratica forense nel circondario della Corte di Appello di Milano nella materia civilistica dedicandosi parallelamente all'approfondimento della materia del diritto sportivo. Ha partecipato a corsi post-laurea quali “Master in Diritto e Giustizia dello Sport” organizzato da Altalex Formazione con il patrocinio della FIGC, “Corso di Perfezionamento in diritto e giustizia dello sport” presso l'Università degli Studi di Milano, “Corso di Perfezionamento in diritto dell'arbitrato” presso l'Università degli Studi di Genova ed ha conseguito la qualifica di agente sportivo presso la Lega Pallavolo Serie A Maschile.

16 dicembre 2015

il Marketing che lo sport italiano non conosce

Alcune settimane fa mi è capitato di partecipare ad una riunione di una importante federazione il cui presidente, riferendosi al marketing delle società, invitava le stesse a trovare sponsorizzazioni attraverso le pubbliche relazioni personali e non tramite un progetto ben strutturato.
In un breve colloqui a due con lui, ho notato l'insofferenza dello stesso su tali tematiche di professionalizzazione del rapporto tra società sportiva - prodotto sportivo - sponsor.
Questo è lo stato dell'arte dello sport italiano.

La realtà però parla di cose assai diverse!
Il mondo anglosassone, e oramai non solo, fa in modo che le società sportive, anche le più piccole, trovi sponsorizzazioni parlando di progetti, di attività importanti per la collettività, cercando aggregazione tra vari soggetti sportivi per ampliare i numeri e diventare più appetibili per le aziende.
Cose che i presidenti federali, ed in generale i dirigenti con qualche capello bianco, non riescono a vedere come possibilità, abituati a gestire lo sport in una maniera che ora non esiste più.
O meglio esiste ancora in Italia, ci porta e porterà al declino.
Perchè le nostre società sportive di vertice non vincono più? perchè non hanno budget!
Perchè non hanno budget? perchè non si riesce ad avere sponsor importanti!
Perchè non si hanno sponsor importanti? perchè i progetti non sono accattivanti e perchè si preferisce contattare gli amici e gli amici di amici.

Insomma, la mentalità vecchio stile ci sta portando al declino. O cambiamo o chiudiamo.
Alcuni hanno già chiuso.

15 dicembre 2015

Turchia a Euro 2016: problema di sicurezza?

Tra le squadre promosse alla fase finale di Euro 2016 che si svolgerà questa estate in Francia, ci sono due squadre di nazioni mussulmane.
La prima è l'Albania, la seconda è la Turchia.
Già da tempo, alcuni ipotizzano problemi di sicurezza maggiori a causa della presenza turca.
Se infatti, la presenza albanese non desta minimamente preoccupazione a merito di una presenza non estremista, quella turca dà adito a molte insinuazioni e preoccupazioni.
In particolar modo non è piaciuta la reazione al minuto di silenzio indetto per le vittime di Parigi, si teme che tra le frange di tifosi turchi si possano nascondere estremisti in grado di fare attentati sul suolo francese.
C'è chi tra i politici europei chiede la cancellazione della nazionale turca dalla fase finale del torneo, sia come punizione che come prevenzione.

9 dicembre 2015

FIDAL che pasticcio sul doping !

Di pochi giorni fa è la bomba mediatica della richiesta di squalifica di ben 26 atleti della FIDAL per mancato o ritardata presentazione ad un controllo antidoping.
La situazione è confusa, specie sui media tradizionali che non spiegano bene la cosa lanciando titoli in caratteri cubitali che fanno pensare al doping. Doping però non è, semplicemente si tratta di mancanza di organizzazione all'interno delle Federazioni, se vogliamo eccessiva burocrazia cartacea che fa fatica ad innovarsi sul digitale.
Un qualcosa di assai simile a quello che si vede nel Paese, normalmente in altri ambiti.

Il problema è duplice.
Mancanza di comunicazione, in primis, tra federazione, organi di controllo ed atleti. Prima dei controlli, avvisando che non si scherzava più. Durante e dopo i controlli, perchè nel mondo telematico pensare che si avvisi la federazione e/o l'atleta con il fax quando le e-mail stanno diventando il passato con l'avvento di whatsapp... fa sorridere, perchè di lacrime non ce ne sono più.

Il secondo problema è la burocrazia lenta, come detto sopra, informatizziamo il tutto. Almeno con mail PEC. Basta poco, inviare una mail e sms di avviso di invio di posta elettronica importante da visionare entro un determinato tempo all'atleta interessato. Ecco l'acqua calda...
Mi dicono l'abbiano inventata da tempo, ora usiamola.

8 dicembre 2015

Fognini - Vinci nuova coppia del tennis italiano... per Rio 2016

Tranquilli! Non è una nuova notizia di gossip.
Qui non se ne fa.
Piuttosto è una notizia interessante in vista delle olimpiadi dell'estate prossima!
Due tennisti così forti insieme alle olimpiadi per il doppio misto non li abbiamo mai avuti.
Possiamo pensare in grande.
Però si può pensare in maniera ancora più completa.
Sono due tennisti su cui puntare anche a livello di immagine per il movimento.
E allora perchè non pensare ad una campagna pubblicitaria e/o di promozione in cui sfruttare in tutti i modi possibili il volto dei due campioni?!
Usarla per e con gli sponsor, nelle scuole, negli stampati, per i tornei internazionali di Roma, etc.
Un'idea, uno spunto da cui partire...

2 dicembre 2015

Doping in Russia: ecco quello che non si dice

Si è parlato tanto, anche troppo della Russia come colpevole di doping di Stato.
Noi abbiamo già parlato in questo post della cosa.
Le carte della WADA parlano chiaro, la politica ha spinto verso la direzione di successi e vittorie schiaccianti nelle varie discipline occultando chi barava.
C'è un "però" da aggiungere.
Il fatto è che purtroppo molti lo fanno, lo facevano e lo faranno.
Additare la Russia come mostro è sbagliato, non almeno se lo si addita come unico responsabile.
Come riporta questo articolo molto interessante, vi sono casi anche in Turchia con numeri assai maggiori, a seguire anche India, Cina e USA.
Insomma, ai massimi livelli c'è un numero alto di disonesti. Parliamo di quelli scoperti, poi chissà cosa non sappiamo e già invece succede.

Qui c'è da riflettere sulla comunicazione. In questo momento storico si vuole vedere la Russia come uno Stato che torni al passato e non si attacca la Turchia perchè in questo momento ci tiene in scacco con la minaccia dei profughi. Qui non si danno giudizi politici, ma si vuole solo far notare una regola di comunicazione che si sta mettendo in atto.
Riflettiamoci e speriamo non si arrivi all'esclusione della Russia dai Giochi, sarebbe un peccato.

1 dicembre 2015

Red Bull in NY: la NASCAR e quello che non si fa in europa...


Ecco quello che non ti aspetti di trovare per strada


Un auto da competizione che fa il pit-stop a bordo strada e poi riparte...
Il tutto per semplici fini promozionali... puro marketing.

In Italia siamo capaci?
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